
A partire dal 1826 il Lago di Como, da sempre solcato
da una moltitudine di barche e navigli a remi e a
vela, venne percorso anche da battelli a vapore. Le
nuove imbarcazioni, di dimensioni maggiori di quelle
tradizionali, e soprattutto quelle in ferro (la prima sul
Lario fu il Veloce, costruito a Londra e varato a Como
nel 1840), necessitarono di nuovi approdi, veri e propri
pontili che si sostituirono alle semplici spiagge fino
ad allora sufficienti per lo sbarco. Anche nel capoluogo
l’antico porto della città murata cadde progressivamente
in disuso fino a che, nel 1869, venne colmato
per formare l’attuale piazza Cavour.
Ma se dalla seconda metà dell’Ottocento si dovettero
costruire pontili appositi, l’età d’oro di questi piccoli
edifici è l’inizio del Novecento, quando si procedette a
una loro generale riorganizzazione con strutture in
ferro e vetro di carattere pacatamente modernista.
Gran parte di questi approdi (quasi tutti progettati
dall’ingegnere navale Ernesto Canobbio) sono scomparsi,
ma quelli che restano conservano un fascino
potente. Il più bello è forse quello di Cernobbio (attentamente restaurato negli anni scorsi) grazie anche al
contesto del piazzale a lago dal sapore belle époque
quasi intatto; molto pittoresco è anche quello di Blevio,
così come quelli di Bellagio, di Varenna e di Menaggio,
che pure sono costituiti solo da un “portale” e
non da un vero e proprio edificio. Grazie alla sua collocazione
è ricco di fascino anche il pontile di Brienno
(eccezionalmente si consiglia di ammirarlo da terra in
una giornata invernale di nebbiolina); non bisogna
dimenticare nemmeno quelli di Gravedona e Domaso.
Degni di nota sono anche i porticcioli, molti dei quali
ristrutturati in anni recenti per fornire comodi punti
di appoggio a barche e motoscafi turistici, ma alcuni
conservati quasi intatti come documento di un mondo
gravitante sul lago, ormai scomparso. Bellissimi sono
quelli di Nesso (detto “piaza vegia”, cioè piazza vecchia,
e bisogna sottolineare il valore di questo porto
che “si fa” piazza), di Pescallo (frazione di Bellagio
affacciata sul ramo lecchese) e di Musso.
Numerose sono le darsene private, alcune delle quali
progettate da illustri architetti. In qualche caso, addirittura,
alberghi e ristoranti ne conservano una propria,
a servizio dei fortunati avventori in grado di
aggirare il traffico delle strade rivierasche.