ISOLA COMACINA
L’unica isola del Lario ha una storia complessa e ancora in parte avvolta nell’incertezza, così che continua a offrire materia feconda per miti e leggende (e invenzioni). Fu certamente caposaldo militare in epoca romana e altomedioevale (ma per entrambi i periodi si dispone di scarse informazioni riguardo alla reale consistenza delle fortificazioni). Allo stesso modo, con la diffusione del Cristianesimo, sicuramente accolse edifici religiosi, ma non fu mai quella “Cristopoli” che si volle riconoscere in un passo del vescovo pavese Ennodio (che invece si riferiva all’Isola di Lérins, al largo della Provenza). Vi si stratificarono però, nel corso dei secoli, numerosi elementi di destinazione sacra, tra cui un’aula biabsidata (forse un battistero) di cui si sono recuperate le fondazioni e lacerti dell’apparato decorativo. Nella prima epoca romanica vi fu realizzata una grande basilica a tre navate e in quella tarda un edificio dall’accurato paramento murario (forse una chiesa biabsidata). L’isola, che in quell’epoca aveva guadagnato un ruolo fondamentale nell’area del Centro lago, cercò di emanciparsi dalla tutela di Como schierandosi con Milano nelle lotte che tra XI e XII secolo opposero le due città per il controllo dei traffici alpini. Con Milano trionfò in una prima fase, ma subì poi la vendetta di Como che nel 1169, dopo essersi alleata con Federico Barbarossa, la distrusse completamente. Da allora perse la sua importanza e anche la sede plebana venne trasferita sulla vicina sponda occidentale. Solo una cappella eretta nel punto più alto dell’isola ricordava i suoi fasti passati. All’inizio dell’Ottocento venne lasciata in eredità ai regnanti del Belgio, i quali a loro volta la donarono all’Accademia di Brera, che ne avrebbe voluto fare una colonia per artisti; dopo numerosi progetti, negli anni Trenta vennero realizzate tre villette di stile razionalista, su disegno dell’architetto Pietro Lingeri, assai poco utilizzate. Meta turistica più ammirata da lontano che visitata realmente, l’isola è da qualche anno al centro di un articolato piano di recupero e valorizzazione che si propone di farne un caposaldo per il rilancio del turismo culturale ed ecologicamente sostenibile in tutto il Centro lago, in collegamento con gli altri monumenti e le strutture ricettive della zona.
 


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