
I fratelli Claudio e Giuseppe Abate compiono
un’autentica scelta di vita quando,
nel 2003, decidono di abbandonare l’attività
di meccanici in un’avviata officina
del luogo e di intraprendere una nuova
carriera, quella di pescatori di lago: vita
libera, all’aria aperta, a contatto con l’acqua
e la natura.
Chi però immagina idealisticamente la
giornata del pescatore deve subito ricredersi:
si comincia con l’uscita sul lago
verso le sei di sera per posizionare le reti
e si rientra dopo un paio d’ore. Le reti utilizzate
sono le perseghere per il pesce
persico (che si fanno posare sul fondo a
spirale) e le oltane per il lavarello (che si
lasciano fluttuare nell’acqua appese a
dei galleggianti).
Sette oltane formano una cubbia: una
rete lunga ben settecento metri da cui si
ricava la quasi totalità del pescato.
Ci sono poi i pendenti, usati per pescare
gli agoni. Verso mezzanotte si possono
ritirare le reti, operazione che richiede
alcune ore e si protrae quasi fino alle sei
o sette del mattino.
Gli Abate hanno cercato di aggiornare in
un qualche modo gli strumenti a loro
disposizione e al posto della lancia a
remi hanno adottato un motoscafo con
motore centrale completo di argano elettrico,
del tipo di quelli usati dai “gozzi”
nella pesca sul mare.
Il pesce viene portato immediatamente
in laboratorio, dove è selezionato e successivamente
lavorato fino a mezzogiorno con l’aiuto di un solo collaboratore,
l’amico Angelone.
I prodotti finiti e pronti per la vendita
sono: il lavarello spinato, il lavarello filettato,
il filetto di pesce persico, i missoltini
e gli squartoni essiccati al sole. La
commercializzazione è quasi del tutto
destinata a privati, ristoranti e alberghi e
interessa una zona geografica che si
estende fino a Milano.
Non mancano tuttavia i problemi: infatti
il periodo di maggior pesca, l’autunno,
coincide con la bassa stagione turistica e
con il conseguente calo di richiesta da
parte dei clienti.
Purtroppo le particolari caratteristiche
geofisiche del lago di Como non permettono
l’introduzione di significative innovazioni.
Un altro problema sentito dai
pescatori del lago è l’assenza di un auspicato
ricambio generazionale, e ciò frena
la nascita di un associazionismo più
moderno e impedisce l’evoluzione di
idee e progetti.