
Mestiere connaturato al luogo: il pescatore e la pesca del
Lario sono ricordati già negli scritti di Plinio il Vecchio (nato a
Como nel 23 e morto nel 79 durante la famosa eruzione del
Vesuvio) e nelle lettere del nipote Plinio il Giovane (Como 61,
Bitinia 113), nelle leggi antiche dell'Altomedioevo, negli
Statuti della città di Como (XIV secolo). Li ricorda Paolo Giovio
(vescovo nativo di Como, diplomatico e storico) a metà del
Cinquecento; li descrive anche lo storico Benedetto, suo fratello.
Erano centinaia i pescatori del Lario e ancora all'inizio
del Novecento si contavano ufficialmente seicento pescatori
attivi (che significa intere famiglie coinvolte e ciò fa aumentare
il numero degli addetti). Attività importante e redditizia
anche se stagionale o comunque limitata da leggi che regolavano
i tempi e i modi di pesca e dalla necessità di non esaurire
una risorsa naturale pescando nei giorni della riproduzione.
Dal Seicento in poi le regole diventano specifiche e molto
chiare; nel Settecento si fissano anche spazi lacustri, calendario,
misure del pescato, caratteristiche delle reti, persino i
nomi delle barche attrezzate. Nell'Ottocento le rilevazioni si
fanno più fitte e precise; la pesca è un'attività importante per
l'economia del territorio e i pescatori sono ancora diverse
centinaia e nei tempi morti della pesca svolgono altre mansioni
o commerci. Nel Novecento le autorità provinciali intuiscono
le difficoltà che il pescatore incontra ogni giorno per svolgere
un mestiere faticoso e in orari contrastanti con quelli
degli altri lavori. Il pescatore lavora spesso durante la notte e
fino all'alba sta in barca; tornato a terra deve sistemare e
pulire il pescato e, nei giorni di mercato, consegnare il prodotto
sulla piazza del paese o del capoluogo. Si tratta di un lavoro
faticoso che coinvolge molti della famiglia: i figli per tirare
le reti; le donne per rammendarle; i vecchi per pulire il pesce.
Sono votate leggi che intendono aiutare l'attività, ma non
sono sufficienti a frenare l'abbandono di un mestiere importante
e caratteristico che oggi conta solamente sessantacinque
addetti su tutto il Lario. Parallela all'attività della pesca vi
era quella delle reti che, in gran parte, venivano realizzate
dagli stessi nuclei familiari capaci di tessere i diversi tipi
necessari (e consentiti) per le numerose qualità di pesce. Col
tempo (soprattutto nel Novecento) si sviluppa anche il mestiere
specifico di tessitore di reti (a Como e nei paesi del lago).
Molti provenivano dalla zona del lago d'Iseo, famosa proprio
per la produzione di reti per la pesca. Una tradizione che presto
fu accettata e sviluppata anche intorno al Lario.