
Nello sforzo tipico delle società preindustriali di sfruttare
ogni più piccola risorsa che il territorio metteva a disposizione,
intorno al Lario si svilupparono, pur in condizioni
non ottimali, svariate attività metallurgiche. Furono quindi
attentamente “coltivate” le poche miniere che si riuscirono
a impiantare, soprattutto sulla sponda lecchese, ma
anche sopra Menaggio e a Dongo. I materiali ferrosi venivano
poi lavorati in piccole manifatture, per le quali si
hanno tracce documentarie pressoché generalizzate nei
pressi di ogni corso d’acqua: magli da ferro sono ovviamente
a Dongo e nella Val Menaggio, ma anche a Nesso, a
Cernobbio, a Como; direttamente connessi a questi erano
le “fabbriche” di chiodi e stacchette (cioè semilavorati in
forma di sottili parallelepipedi).
A un livello più elevato erano gli artigiani che si occupavano
della produzione di oggetti per il commercio al dettaglio:
fabbri ferrai (numerosissimi), spadari (pochi e quasi
esclusivamente in città, e oltre tutto penalizzati dalla concorrenza
degli abilissimi spadari milanesi), cesellatori
(pochissimi) e orefici (ancora meno, ma alcuni assurti a
vertici di grande notorietà come i Sergregori di Gravedona
e i Lierni di Como). Molti artigiani, tuttavia, hanno lasciato
esempi delle loro capacità nella realizzazione di strumenti
per le altre lavorazioni delle botteghe (per il tessile realizzavano
le parti metalliche dei telai); per la cucina (brocche
in metallo, misure in peltro, cioccolatiere, ceste di ferro,);
per l’abbigliamento (i celebri spilloni, ovvero gli ‘spadini’,
da acconciatura femminile tradizionale); per la casa realizzando
inferriate di finestre, candelieri, picchiotti da porta e
lucchetti.
Si trattava di lavori che pretendevano una conoscenza
notevole della materia prima (il ferro, le leghe, l’acciaio e i
metalli preziosi) e delle sue lavorazioni tanto che non è
stato difficile, per gli imprenditori, trovare manodopera
specializzata da inserire nella produzione industriale
(come per la Falck di Dongo attiva fin dai primi decenni
dell’Ottocento) o per avviare, dagli anni Settanta del
Novecento, una produzione artigianale altamente specializzata
che, con l’uso di strumenti di precisione e macchine
a controllo numerico, permette di realizzare manufatti
particolari: pezzi che vanno a comporre macchine complesse
e persino robotica.